Appuntamento al 3 aprile per l’uscita nelle sale di “L’Ultima Sfida”: l’ultimo film di Antonio Silvestre con Gilles Rocca e Michela Quattrociocche nei ruoli di protagonisti. In diretta da Stefano Molinari su Lavori in corso, il regista e i due attori hanno presentato a larghe linee il lungometraggio, rivelando anche qualche loro piccolo aneddoto personale inerente al mondo del calcio.
Un ambiente, quello della palla rotonda, che a livello cinematografico, rappresenta una materia molto complessa. Fatto più che confermato da Silvestre, che ha sottolineato la valenza culturale di questo sport:
“Il calcio è molto più di uno sport in Italia. È un fenomeno popolare molto conosciuto, tutti parlano di calcio: in taxi; al bar la mattina, in Radio… È una materia facile da diffondere dal punto di vista quotidiano. Poi quando eravamo ragazzini noi il calcio si giocava solo la domenica, le partite si ascoltavano per radio, c’era poca televisione, era un calcio più romantico. Oggi invece ha invaso la nostra settimana dal lunedì fino alla domenica. Per “L’Ultima Sfida”, diciamo che preso da questo fuoco sacro, da questa grande passione che avevo da ragazzino, ho cominciato a sviluppare una storia che parlasse di calcio (senza vederlo poi molto sul campo), e che toccasse dei temi un po’ nostalgici“.
Nel film c’è tanto spazio anche per le Radio: “Uno dei protagonisti, interpretato da Giacomo Bottoni, fa il tassista e tutto il giorno è collegato con la radio per ascoltare trasmissioni che parlano di calcio. È fissato, ovviamente, quasi come un dio, con il capitano della sua squadra. E un giorno proprio il suo idolo (Gilles Rocca ndr) si siede nella sua macchina, e questo cambia un po’ la sua vita“.
Michela Quattrociocche: “Nella vita il calcio mi ha sempre girato intorno”
Pur non essendo una tifosa accanita, anche Michela Quattrociocche ha rivelato di avere diversi ricordi legati al pallone.
“Il calcio sa essere molto divisivo, è vero. Però unisce anche tantissimo. Negli anni poi mi ha sempre girato un po’ intorno, anche se non sono una grande appassionata. Ho una mamma che è super tifosa della Roma. Anche mia figlia è una tifosa sfegata, e gioca anche a pallone con la squadra della sua scuola. Poi insomma, il mio ex marito (Alberto Aquilani ndr) è stato un famoso calciatore di Serie A. Quindi questo sport ha fatto sempre parte delia mia vita“.
Sulla sua carriera da attrice: “Rispetto agli inizi con Dario Moccia mi sento molto diversa ovviamente. Mi sono evoluta perché nel frattempo ho studiato. Poi comunque sono cresciuta, sono diventata mamma… Quindi sicuramente c’è stata un’evoluzione anche personale, e questo poi te lo porti dietro sul lavoro. Se mi rivedo in qualche clip mi faccio anche un po’ tenerezza, perché proprio un’altra voce, altre sembianze“.
Gilles Rocca: “Ho giocato 5 anni alla Lazio, ma sono un tifoso romanista. Per il ruolo in “L’Ultima Sfida” mi sono ispirato tanto a Daniele De Rossi”
Gilles Rocca, protagonista assoluto de “L’Ultima Sfida” (il capitano della squadra), ha dato la sua visione del calcio come fenomeno popolare, oltre a essersi lasciato a una ‘clamorosa confessione’.
“Se si pensa alla trama, il mestiere del calciatore potrebbe essere tranquillamente sostituito con quello di chirurgo, o di direttore aziendale. Ciò che cambia ovviamente sono le diverse emozioni che questo sport sa dare, anche in termini di narrazione popolare. C’è questo senso identitario nel trovarsi quasi a combattere sotto la stessa bandiera… Poi capirai, ti parlo io che io sono proprio un infame (ride). Sono un tifoso romanista che ha giocato per quattro anni con la Lazio, quindi vengo considerato male da sia da entrambe le sponde!”
Sulla sua passione per la Roma e sulla sua fonte di ispirazione, Daniele De Rossi: “Quando mi chiedono a chi ho fatto riferimento per interpretare Massimo De Core, rispondo sempre menzionando il mio amico Daniele De Rossi. Siamo entrambi del 83, abbiamo giocato contro nei derby per quattro anni di seguito. Quando lui ha lasciato il calcio, per me è stato un pochino come se l’avessi abbandonato io; come se avessi finito la mia carriera. Perché ho un pochino sognato guardando Daniele: lui rappresenta un po’ il sogno di quello che avrei voluto vivere io. Mi sono decisamente ispirato. Nel film lo ritroverete tanto“.
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